Il Calabrescia pensiero

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Sessantasette anni fa il popolo italiano, vittima del secolo più sanguinoso e liberticida della storia, costruì un’Italia repubblicana, democratica e libera. Si diede poi una Costituzione, perché i propositi di chi aveva combattuto le pene della dittatura fino alla morte non fossero dimenticati da chi, venuto dopo, avesse avuto la fortuna di goderne pacificamente i benefici.

Noi dobbiamo onorare ciò che quegli italiani ci hanno regalato; dobbiamo difendere la libertà più importante di tutte: la libertà d’espressione.

Oggi alla Camera s’è aperta la discussione generale sul disegno di legge contro l’omofobia, che dietro alle buone intenzioni della tutela di persone discriminate nasconde la mostruosa fattispecie d’un reato d’opinione.

L’omosessualità è una condizione che prescinde dalla volontà del singolo, e nessun uomo dotato di raziocinio penserebbe mai di attaccare – verbalmente o fisicamente – un altro uomo per via di un modo di essere che lui stesso non ha scelto.

Le condizioni che prescindono dalla volontà umana sono infinite: si può essere alti o bassi, bianchi o neri, mori o biondi, uomini o donne; ciascuno di noi, nei limiti di leggi che già esistono, ha facoltà di preferire – nel rispetto di tutte le altre – solo alcune di queste condizioni umane.

Ciascuno di noi, nei limiti di leggi che già esistono, ha facoltà di difendersi da chiunque pretenda di imporsi con la violenza, qualsiasi forma essa assuma.

La Costituzione ci ricorda che tutti gli uomini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge. Gli omosessuali sono esseri umani; perché pretendere di tutelarli più di altre persone, impedendo alla gente di criticare costruttivamente le questioni che li riguardano?

Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro modo di diffusione; perché pretendere che il pensiero possa essere liberamente espresso in tutto, tranne che in pacifiche e rispettose considerazioni che riguardano l’omosessualità?

Io non sono contro gli omosessuali, ma ritengo che l’omosessualità sia incompatibile con alcuni istituti: non credo nel matrimonio omosessuale, non credo che due omosessuali possano crescere adeguatamente dei bambini. E voglio continuare a esprimere le mie idee affinché si possa arrivare, in futuro, a un punto fermo per mezzo del dialogo democratico e civile.

E’ nostro preciso dovere impegnarci perché nessun altro uomo debba, ora come tanti anni fa, rischiare la galera per riconquistare la libertà di esprimere le proprie idee.

Ci dobbamo impegnare – e per questo chiamiamo al nostro fianco il più alto numero di persone, credenti e non credenti, di destra e di sinistra, eterosessuali e omosessuali, come già del resto sta avvenendo con l’omosessuale Nino Spirlì e alcuni intellettuali – perché, attraverso la promulgazione di questa legge, non si giunga all’annientamento di quella pari dignità sociale ed eguaglianza conquistate con il sacrificio, anche estremo, dei nostri genitori e dei nostri nonni; il nostro non è un impegno volto al contrasto della legge contro l’omofobia, è un impegno più alto, volto a garantire ad ogni uomo di essere tutelato alla pari di tutti gli altri uomini, senza che alcuno venga preferito e posto su un piedistallo.

Noi non siamo chiamati a rischiare la nostra vita come lo sono stati invece i nostri genitori e i nostri nonni, siamo chiamati a non rendere vano il loro sacrificio affinché, attraverso il rispettoso dibattito democratico, la sovranità continui ad appartenere a tutto il popolo italiano.

Sono vicino agli amici francesi (si legga http://www.ilfoglio.it/soloqui/18928) che già stanno sperimentando la morte del più basilare diritto democratico.

 

Alberto Calabrò

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