Il Calabrescia pensiero

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Alcuni miei amici, più giovani di me, si stanno prodigando per la maturità. All’inizio dell’estate, quando cominciano i servizi dei TG a riguardo (ogni anno la stessa cosa, insieme ai dotti consigli di medici illuminati, che ti dicono che per sfuggire alla calura, se non hai un condizionatore, potresti andare in chiesa o infilarti in un congelatore della Coop insieme ai Polaretti) e a questi si aggiunge l’attacco incrociato di qualche conoscente maturando, non posso fare a meno di ripensare alla mia, di maturità.

Bestialità assurda. Non perché fosse facile, ma perché intimamente, geneticamente idiota. Un pò come scalare l’Everest in mutande. Sfido chiunque a dire che sia facile. E’ impossibile, ciò non toglie che sia una puttanata.

Se non vado errato, ora gli esami di quinta elementare (ringraziando nostro Signore) sono stati tolti di mezzo. Quando ero un poco più piccino mi sono dovuto pippare, come tutti, gli esami di quinta elementare, terza media, e la maturità scientifica.

Una idiozia devastante. Sorvoliamo sul fatto che, francamente, 13 anni di scuola -dalle elementari alla maturità- sono una immane boiata. Inizi a farti i cinque anni di elementari, entri alle medie e ripeti il programma di quarta e quinta elementare per il primo e secondo anno, il terzo anno fai qualcosina in più. Alle superiori, per i primi due anni, ripeti, in maniera più approfondita, quanto già imparato alle medie.

Riducete gli anni, porca miseria. Per partire dall’abbiccì finendo al Manzoni, e dal 2+2 agli integrali, francamente, 8-10 anni mi sembrano già abbastanza. Si allunghino invece i corsi universitari, in modo tale da formare laureati competenti non solo in campo teorico, ma pure pratico. Io sono quasi laureato, ma la mia esperienza è praticamente del tutto teorica: prendi il libro, studia il libro, esponi il libro. Non mi farebbe schifo farmi tre anni in più, nei quali potrei imparare (terminando il corso alla medesima età, perchè 13 anni + 5 fa 18 anni di studi, così come 10 anni + 8 di università) la professione nella sua essenza reale.

Milioni di riforme della scuola e dell’università, nessuna proposta simile. Prima o poi passerà, il cadavere. Non essendo ministri né parlamentari, sediamoci sulla riva e aspettiamo.

Ma torniamo agli esami. Ti fai un mazzo così per cinque anni (tralasciamo il discorso elementari e medie, sennò rischio un’ulcera -Cristo santo, davvero avete bisogno di esaminare un povero diavolo di 13 anni all’alba dell’estate, col caldo e con la stanchezza di un anno alle spalle, in un momento nel quale ha già il cervello sufficientemente cotto per la scelta della scuola superiore?-) dicevo, ti fai un mazzo così, tieni la tua media a livelli stellari, e poi arriva l’esame. Teoricamente dovresti essere preparato su tutti e cinque gli anni. La prassi vuole che tu conosca a menadito solamente il programma dell’ultimo anno. Grazie, troppo umano.

Poi fai l’esame. Se va bene bravo, esci con un votone. Se va male, vai a farti fottere. Ah, sei stato un genio per cinque anni? E’ un mio problema?

Personalmente? Al liceo non ero certo un mostro di bravura. Me ne stavo lì, galleggiando, alle volte imbarcavo acqua, azionavo le pompe idrovore, rattoppavo i buchi nello scafo, e continuavo a navigare. Mai stato rimandato a settembre: ciò non toglie che io non brillassi.

Altri amici, a me molto cari, si facevano un culo così. Sputavano sangue, puntavano alto, studiavano come bestie. E via che fioccavano gli otto e i nove.

Poi arriva l’esame, e tutto si azzera. Bella cazzata. Io ho fatto un buon esame. Questi miei amici, che per cinque anni si erano sfiancati -e perciò erano arrivati alla maturità con il cervello bollito- hanno avuto un risultato migliore del mio, è vero. Ma di soli cinque-sei centesimi di voto. Del tipo, io prendo 75, tu 80.

Ma poi, a parte questa idiozia di un voto che se ne sbatte degli sforzi di un quinquennio, siamo sicuri che l’esame in sé abbia senso? Un professore è davvero così rincoglionito da necessitare di tre prove scritte e un’ennesima interrogazione per capire se il poveretto sia o meno degno di un diplomino del quale l’universo mondo si sbatterà sonoramente? Francamente, credo di no. Francamente, si dovrebbe solo che fare una summa del comportamento dell’allievo. Se ha imparato, bene, promosso. Se ha cazzeggiato, male, bocciato. Non offendete la mia e la sua intelligenza, chiedendomi di interrogarlo ancora.

Oltretutto, che presunzione. Facciamo tanti esami. Siamo seri noi, in Italia. Facciamo anche durare la scuola per un’infinità di tempo. Azzo, che bravi. Abbiamo pure la scuola dell’obbligo. Perché è importante istruirsi.

Fa nulla se il risultato della scuola dell’obbligo è il seguente: chi vuole studiare va oltre il minimo sindacale imposto, chi non vuole fare un cazzo viene spinto fino a questo limite continuando a non fare un cazzo. Voglio dire, che facciamo, bocciamo una persona, la teniamo in terza media fino ai suoi quarant’anni? No. La promuoviamo, pur di toglierla di mezzo. Promoveatur, ac amoveatur.

Però noi siamo seri, abbiamo anche la scuola dell’obbligo.

Poi ti trovi i concorsi per essere assunti, che so, in Comune. Peggio ancora, ti trovi a un concorso per entrare in Magistratura. Concorsi pubblici nei quali, presumibilmente, non accedono persone che fino a due minuti prima reggevano una zappa e si ornavano con un grande cappello di paglia.

Ebbene, in tali occasioni capita che nessun candidato superi le selezioni. Allora pensi che in Italia le cose siano veramente serie, voglio dire, nessuno è passato, vorrà dire che per diventare Magistrato o per essere assunto in Comune bisogna avere una preparazione disumana.

Invece scopri che, per passare la selezione, sarebbe bastato imbroccare i congiuntivi, gli accenti, gli apostrofi, e la consecutio temporum.

Ma noi, in Italia, facciamo tanti esami. E tanti anni di squola. Perché così impareremmo a scrivere bene, non come farebbimo se saremmo semplici studenti che studierebbero solo pochi anni, senza avere la maturità di mezzo e con un’università (pardon, un università) più terra-terra.

Siamo gente seria.

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Clima da referendum. Siccome sono in periodo di critica, mi permetto un altro piccolo pezzo caustico.

Milioni di persone che si riempiono la bocca della parola “libertà”. LIBERTà DI VOTO! Siamo liberi! Evviva!

La libertà, intesa come la intendono milioni di persone, non è libertà. E’ una minchiata.

La libertà vera è una cosa stancante. E’ impegnativa. Molti scommetto che la definirebbero “noiosa”. Vuoi le prove, al tuo solito? Pronti.

Prendi questo referendum. La gente potrà votare “sì”, potrà votare “no”, potrà astenersi dal votare. Qualsiasi cosa scelga, porterà a una ripercussione sul sistema di una Nazione intera.

Ora io vorrei sapere quanti italiani (me incluso, accidenti) sono veramente preparati riguardo ai quesiti referendari. Quanti conoscono bene gli argomenti trattati. Quanti possono mettere la loro crocettina (o stare a casa e non metterla, fa lo stesso) pensando “sì, questa è davvero la scelta giusta.”.

Qui bisogna conoscere, per esprimere un voto consapevole, il funzionamento dell’amministrazione pubblica, i meccanismi delle privatizzazioni, lo stato degli acquedotti italiani, il funzionamento esatto di una moderna centrale nucleare, lo stato dell’arte delle energie rinnovabili (e una loro proiezione ventennale, perché le centrali nucleari impiegano anni prima di “carburare”, quindi la domanda diventa: “tra tot anni, le rinnovabili saranno o non saranno più vantaggiose del nucleare?”) e avere nozioni quantomeno basilari di procedura penale.

TU hai queste competenze? Io le ho? Non credo.

Votiamo, non votiamo, o sparando a cazzo (conosco gente che farà così, sul serio), o basandoci su idee altrui (ah, i dibattiti televisivi!), o basandoci su nostre convinzioni certamente incomplete o errate, data l’estrema difficoltà degli argomenti trattati. E la domanda è: sparare a caso, farsi istruire da terzi, scegliere in base a informazioni scorrette o comunque incomplete è libertà di voto? O forse è libertà di fare qualcos’altro? Libertà di sparare a caso. Libertà di milioni di persone incompetenti (io in testa) che si mettono in fila, sperando Iddio che la maggioranza di loro azzecchi, a culo, quale sia la soluzione migliore per il nostro Paese. Libertà di giocare alla roulette. Se esce il numero 10, hai vinto. Rièn ne va plus.

La vera libertà? Mettersi lì minimo minimo tre mesi a studiare. Procedura penale, tecnologia nucleare, biotecnologie, amministrazione pubblica, diritto civile… che dici, ti piace la vera libertà? Noiosa, eh? Ci scommetterei centinaia (non avendoli, mi limiterò a scommetterne due) di euro sul fatto che 80% -forse più!- delle persone preferirebbero, piuttosto, fustigarsi con le ortiche. La libertà è fatica. Altrimenti, semplicemente, non è libertà. E’ qualcosa che le assomiglia, e che gli idioti confondono per libertà vera.

Elezioni politiche? Puoi votare Tizio, Caio o Sempronio. Bene. Una volta votati, l’articolo 67 della Costituzione dice quanto segue:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Te lo traduco. “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni nella piena libertà di fare il benemerito cazzo che vuole.” Da noi non esiste, infatti, il MANDATO IMPERATIVO. Per spiegarti cosa sia, mi rifaccio a Wikipedia, che lo dice chiaramente:

In Diritto Costituzionale si parla di mandato imperativo quando coloro che sono eletti a far parte di un organo, in particolare del Parlamento, sono direttamente responsabili nei confronti dei loro elettori e hanno il dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati.

E’ quella situazione in cui l’uomo politico eletto DEVE eseguire quanto promesso in campagna elettorale e non sgarrare di un millimetro, perché in tal caso gli elettori, così come lo han votato, lo possono rimandare a casa a pedate nel culo. In Italia questo meccanismo illuminato… non è previsto.

La cosa divertente, quindi, è che alle politiche ti puoi informare quanto vuoi, puoi avere una laurea in Legge e sette dottorati, e tutto questo, potenzialmente, non ti servirà. Perché una volta eletto, non avrai più alcun controllo sul tuo candidato preferito, o sul tuo partito in generale. Ti possono promettere, che so, meno inquinamento. Tu voti, perché giustamente non vuoi l’inquinamento. Una volta votato, questo partito non solo non fa niente per abbattere gli agenti inquinanti, anzi, pare che faccia tutto quanto sia nelle sue facoltà per insozzare l’ambiente a più non posso.

E tu che fai? Nulla. Non puoi. Non c’è mica il MANDATO IMPERATIVO, non conosci la Costituzione?

Queste sono informazioni reali, non sono pareri soggettivi. Sono dati oggettivi. Qualunque scimmia che abbia concluso il primo anno di Giurisprudenza potrà confermarti ogni singola virgola.

Che fare? Non so, quella deve essere una scelta vostra. Posso solo consigliare di esprimere il proprio voto solo dopo un attento e approfondito studio delle questioni proposte. Magari non servirà a niente, come nel caso delle elezioni politiche; ma fingiamo almeno di mantenere un pochettino di decoro. Un pò come farsi la barba quando si sa benissimo che si starà tutto il giorno chiusi in casa. Non serve a un cazzo. Eppure…

In generale poi, evitate di rendervi ridicoli credendo seriamente di essere liberi. Riempiendovi la bocca con concetti altisonanti. Anzi no, liberi lo siete, in effetti. Lo siamo.

Liberi di non contare una ceppa.


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