Il Calabrescia pensiero

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Alcuni miei amici, più giovani di me, si stanno prodigando per la maturità. All’inizio dell’estate, quando cominciano i servizi dei TG a riguardo (ogni anno la stessa cosa, insieme ai dotti consigli di medici illuminati, che ti dicono che per sfuggire alla calura, se non hai un condizionatore, potresti andare in chiesa o infilarti in un congelatore della Coop insieme ai Polaretti) e a questi si aggiunge l’attacco incrociato di qualche conoscente maturando, non posso fare a meno di ripensare alla mia, di maturità.

Bestialità assurda. Non perché fosse facile, ma perché intimamente, geneticamente idiota. Un pò come scalare l’Everest in mutande. Sfido chiunque a dire che sia facile. E’ impossibile, ciò non toglie che sia una puttanata.

Se non vado errato, ora gli esami di quinta elementare (ringraziando nostro Signore) sono stati tolti di mezzo. Quando ero un poco più piccino mi sono dovuto pippare, come tutti, gli esami di quinta elementare, terza media, e la maturità scientifica.

Una idiozia devastante. Sorvoliamo sul fatto che, francamente, 13 anni di scuola -dalle elementari alla maturità- sono una immane boiata. Inizi a farti i cinque anni di elementari, entri alle medie e ripeti il programma di quarta e quinta elementare per il primo e secondo anno, il terzo anno fai qualcosina in più. Alle superiori, per i primi due anni, ripeti, in maniera più approfondita, quanto già imparato alle medie.

Riducete gli anni, porca miseria. Per partire dall’abbiccì finendo al Manzoni, e dal 2+2 agli integrali, francamente, 8-10 anni mi sembrano già abbastanza. Si allunghino invece i corsi universitari, in modo tale da formare laureati competenti non solo in campo teorico, ma pure pratico. Io sono quasi laureato, ma la mia esperienza è praticamente del tutto teorica: prendi il libro, studia il libro, esponi il libro. Non mi farebbe schifo farmi tre anni in più, nei quali potrei imparare (terminando il corso alla medesima età, perchè 13 anni + 5 fa 18 anni di studi, così come 10 anni + 8 di università) la professione nella sua essenza reale.

Milioni di riforme della scuola e dell’università, nessuna proposta simile. Prima o poi passerà, il cadavere. Non essendo ministri né parlamentari, sediamoci sulla riva e aspettiamo.

Ma torniamo agli esami. Ti fai un mazzo così per cinque anni (tralasciamo il discorso elementari e medie, sennò rischio un’ulcera -Cristo santo, davvero avete bisogno di esaminare un povero diavolo di 13 anni all’alba dell’estate, col caldo e con la stanchezza di un anno alle spalle, in un momento nel quale ha già il cervello sufficientemente cotto per la scelta della scuola superiore?-) dicevo, ti fai un mazzo così, tieni la tua media a livelli stellari, e poi arriva l’esame. Teoricamente dovresti essere preparato su tutti e cinque gli anni. La prassi vuole che tu conosca a menadito solamente il programma dell’ultimo anno. Grazie, troppo umano.

Poi fai l’esame. Se va bene bravo, esci con un votone. Se va male, vai a farti fottere. Ah, sei stato un genio per cinque anni? E’ un mio problema?

Personalmente? Al liceo non ero certo un mostro di bravura. Me ne stavo lì, galleggiando, alle volte imbarcavo acqua, azionavo le pompe idrovore, rattoppavo i buchi nello scafo, e continuavo a navigare. Mai stato rimandato a settembre: ciò non toglie che io non brillassi.

Altri amici, a me molto cari, si facevano un culo così. Sputavano sangue, puntavano alto, studiavano come bestie. E via che fioccavano gli otto e i nove.

Poi arriva l’esame, e tutto si azzera. Bella cazzata. Io ho fatto un buon esame. Questi miei amici, che per cinque anni si erano sfiancati -e perciò erano arrivati alla maturità con il cervello bollito- hanno avuto un risultato migliore del mio, è vero. Ma di soli cinque-sei centesimi di voto. Del tipo, io prendo 75, tu 80.

Ma poi, a parte questa idiozia di un voto che se ne sbatte degli sforzi di un quinquennio, siamo sicuri che l’esame in sé abbia senso? Un professore è davvero così rincoglionito da necessitare di tre prove scritte e un’ennesima interrogazione per capire se il poveretto sia o meno degno di un diplomino del quale l’universo mondo si sbatterà sonoramente? Francamente, credo di no. Francamente, si dovrebbe solo che fare una summa del comportamento dell’allievo. Se ha imparato, bene, promosso. Se ha cazzeggiato, male, bocciato. Non offendete la mia e la sua intelligenza, chiedendomi di interrogarlo ancora.

Oltretutto, che presunzione. Facciamo tanti esami. Siamo seri noi, in Italia. Facciamo anche durare la scuola per un’infinità di tempo. Azzo, che bravi. Abbiamo pure la scuola dell’obbligo. Perché è importante istruirsi.

Fa nulla se il risultato della scuola dell’obbligo è il seguente: chi vuole studiare va oltre il minimo sindacale imposto, chi non vuole fare un cazzo viene spinto fino a questo limite continuando a non fare un cazzo. Voglio dire, che facciamo, bocciamo una persona, la teniamo in terza media fino ai suoi quarant’anni? No. La promuoviamo, pur di toglierla di mezzo. Promoveatur, ac amoveatur.

Però noi siamo seri, abbiamo anche la scuola dell’obbligo.

Poi ti trovi i concorsi per essere assunti, che so, in Comune. Peggio ancora, ti trovi a un concorso per entrare in Magistratura. Concorsi pubblici nei quali, presumibilmente, non accedono persone che fino a due minuti prima reggevano una zappa e si ornavano con un grande cappello di paglia.

Ebbene, in tali occasioni capita che nessun candidato superi le selezioni. Allora pensi che in Italia le cose siano veramente serie, voglio dire, nessuno è passato, vorrà dire che per diventare Magistrato o per essere assunto in Comune bisogna avere una preparazione disumana.

Invece scopri che, per passare la selezione, sarebbe bastato imbroccare i congiuntivi, gli accenti, gli apostrofi, e la consecutio temporum.

Ma noi, in Italia, facciamo tanti esami. E tanti anni di squola. Perché così impareremmo a scrivere bene, non come farebbimo se saremmo semplici studenti che studierebbero solo pochi anni, senza avere la maturità di mezzo e con un’università (pardon, un università) più terra-terra.

Siamo gente seria.

Clima da referendum. Siccome sono in periodo di critica, mi permetto un altro piccolo pezzo caustico.

Milioni di persone che si riempiono la bocca della parola “libertà”. LIBERTà DI VOTO! Siamo liberi! Evviva!

La libertà, intesa come la intendono milioni di persone, non è libertà. E’ una minchiata.

La libertà vera è una cosa stancante. E’ impegnativa. Molti scommetto che la definirebbero “noiosa”. Vuoi le prove, al tuo solito? Pronti.

Prendi questo referendum. La gente potrà votare “sì”, potrà votare “no”, potrà astenersi dal votare. Qualsiasi cosa scelga, porterà a una ripercussione sul sistema di una Nazione intera.

Ora io vorrei sapere quanti italiani (me incluso, accidenti) sono veramente preparati riguardo ai quesiti referendari. Quanti conoscono bene gli argomenti trattati. Quanti possono mettere la loro crocettina (o stare a casa e non metterla, fa lo stesso) pensando “sì, questa è davvero la scelta giusta.”.

Qui bisogna conoscere, per esprimere un voto consapevole, il funzionamento dell’amministrazione pubblica, i meccanismi delle privatizzazioni, lo stato degli acquedotti italiani, il funzionamento esatto di una moderna centrale nucleare, lo stato dell’arte delle energie rinnovabili (e una loro proiezione ventennale, perché le centrali nucleari impiegano anni prima di “carburare”, quindi la domanda diventa: “tra tot anni, le rinnovabili saranno o non saranno più vantaggiose del nucleare?”) e avere nozioni quantomeno basilari di procedura penale.

TU hai queste competenze? Io le ho? Non credo.

Votiamo, non votiamo, o sparando a cazzo (conosco gente che farà così, sul serio), o basandoci su idee altrui (ah, i dibattiti televisivi!), o basandoci su nostre convinzioni certamente incomplete o errate, data l’estrema difficoltà degli argomenti trattati. E la domanda è: sparare a caso, farsi istruire da terzi, scegliere in base a informazioni scorrette o comunque incomplete è libertà di voto? O forse è libertà di fare qualcos’altro? Libertà di sparare a caso. Libertà di milioni di persone incompetenti (io in testa) che si mettono in fila, sperando Iddio che la maggioranza di loro azzecchi, a culo, quale sia la soluzione migliore per il nostro Paese. Libertà di giocare alla roulette. Se esce il numero 10, hai vinto. Rièn ne va plus.

La vera libertà? Mettersi lì minimo minimo tre mesi a studiare. Procedura penale, tecnologia nucleare, biotecnologie, amministrazione pubblica, diritto civile… che dici, ti piace la vera libertà? Noiosa, eh? Ci scommetterei centinaia (non avendoli, mi limiterò a scommetterne due) di euro sul fatto che 80% -forse più!- delle persone preferirebbero, piuttosto, fustigarsi con le ortiche. La libertà è fatica. Altrimenti, semplicemente, non è libertà. E’ qualcosa che le assomiglia, e che gli idioti confondono per libertà vera.

Elezioni politiche? Puoi votare Tizio, Caio o Sempronio. Bene. Una volta votati, l’articolo 67 della Costituzione dice quanto segue:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Te lo traduco. “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni nella piena libertà di fare il benemerito cazzo che vuole.” Da noi non esiste, infatti, il MANDATO IMPERATIVO. Per spiegarti cosa sia, mi rifaccio a Wikipedia, che lo dice chiaramente:

In Diritto Costituzionale si parla di mandato imperativo quando coloro che sono eletti a far parte di un organo, in particolare del Parlamento, sono direttamente responsabili nei confronti dei loro elettori e hanno il dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati.

E’ quella situazione in cui l’uomo politico eletto DEVE eseguire quanto promesso in campagna elettorale e non sgarrare di un millimetro, perché in tal caso gli elettori, così come lo han votato, lo possono rimandare a casa a pedate nel culo. In Italia questo meccanismo illuminato… non è previsto.

La cosa divertente, quindi, è che alle politiche ti puoi informare quanto vuoi, puoi avere una laurea in Legge e sette dottorati, e tutto questo, potenzialmente, non ti servirà. Perché una volta eletto, non avrai più alcun controllo sul tuo candidato preferito, o sul tuo partito in generale. Ti possono promettere, che so, meno inquinamento. Tu voti, perché giustamente non vuoi l’inquinamento. Una volta votato, questo partito non solo non fa niente per abbattere gli agenti inquinanti, anzi, pare che faccia tutto quanto sia nelle sue facoltà per insozzare l’ambiente a più non posso.

E tu che fai? Nulla. Non puoi. Non c’è mica il MANDATO IMPERATIVO, non conosci la Costituzione?

Queste sono informazioni reali, non sono pareri soggettivi. Sono dati oggettivi. Qualunque scimmia che abbia concluso il primo anno di Giurisprudenza potrà confermarti ogni singola virgola.

Che fare? Non so, quella deve essere una scelta vostra. Posso solo consigliare di esprimere il proprio voto solo dopo un attento e approfondito studio delle questioni proposte. Magari non servirà a niente, come nel caso delle elezioni politiche; ma fingiamo almeno di mantenere un pochettino di decoro. Un pò come farsi la barba quando si sa benissimo che si starà tutto il giorno chiusi in casa. Non serve a un cazzo. Eppure…

In generale poi, evitate di rendervi ridicoli credendo seriamente di essere liberi. Riempiendovi la bocca con concetti altisonanti. Anzi no, liberi lo siete, in effetti. Lo siamo.

Liberi di non contare una ceppa.

No, non voglio farti il pippone cercando di convincerti a votare a favore o contro il nucleare. Nemmeno per indottrinarti riguardo a chiare fresche e dolci teorie. Voglio solo darti una dritta affinchè tu possa esprimere, consapevolmente, il tuo voto.

Ecco il testo del referendum sul nucleare:

“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.”; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: “, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali”; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: “che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: “la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella “per” che segue le parole “dei rifiuti radioattivi o”; art. 25, comma 2, lettera i): “i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “gli oneri relativi ai”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere”; art. 25, comma 2, lettera n): “n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole “per le popolazioni”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 25, comma 2, lettera q): “q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.”; art. 25, comma 3: “Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”; art. 25, comma 4: “4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».”; art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “sia da impianti di produzione di elettricità sia”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “costruzione, l’esercizio e la”; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: “nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e”; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: “sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,”; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: “del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “, diffidare i titolari delle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “da parte dei medesimi soggetti”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “di cui alle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: “medesime”; art. 29, comma 5, lettera h): “h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari e all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;”; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: “all’esercizio o”; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole “ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare”; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99″, limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “e campagne informative al pubblico”; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: “della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 1, comma 1, lettera a): “a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e ad essi direttamente connesse;”; art. 1, comma 1, lettera b): “b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;”; art. 1, comma 1, lettera c): “c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;”; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “e future”; art. 1, comma 1, lettera g): “g) un programma per la definizione e la realizzazione di una “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”;”; art. 1, comma 1, lettera h): “h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto.”; art. 2, comma 1, lettera b): “b) “area idonea” è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche e ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera c): “c) “sito” è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera e): “e) “impianti nucleari” sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;”; art. 2, comma 1, lettera f): “f) “operatore” è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;”; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: “dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “la potenza complessiva e i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione”; art. 3, comma 2: “2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.”; art. 3, comma 1, lettera a): “a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;”; art. 3, comma 3, lettera b): “b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;”; art. 3, comma 3, lettera c): “c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali e i relativi archi temporali;”; art. 3, comma 3, lettera d): “d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;”; art. 3, comma 3, lettera e): “e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale e internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;”; art. 3, comma 3, lettera f): “f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;”; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: “impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli”; art. 3, comma 3, lettera h): “h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;”; art. 3, comma 3, lettera i): “i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;”; art. 3, comma 3, lettera l): “l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare.”; l’intero Titolo II, rubricato “Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti”, contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: “della disattivazione”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “riceve dagli operatori interessati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “, calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo”; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: “e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9″; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: “, comma 2″; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: “Si applica quanto previsto dall’art. 12.”; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: “riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo e uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti”; art. 30, comma 2: “2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin SpA secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4.”; art. 30, comma 3: “3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13.”; l’intero Titolo IV, rubricato “Campagna di informazione”, contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34;
art. 35, comma 1: “1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393.”?”

Immagino il viso dell’elettore che, recandosi alle urne senza prima aver curiosicchiato il testo in rete, entra nel segreto della cabina elettorale, prende il matitone, pronto a svolgere il suo compito di bravo cittadino italico, fiero, impettito, ligio.

Poi legge il testo.

Inizia la sudorazione fredda, palpitazioni. Una balla di fieno rotola silenziosa accanto alla cabina.

Sviene.

Siamo franchi: non si capisce una pluridecorata minchia di nulla, tralasciando il fatto che leggendo il testo, tra l’inizio e la fine ci si deve fare la barba 6 volte. Le donne entrano depilate ed escono con l’ascella a treccine. Per carità, il giuridichese è impeccabile. Peccato che non tutti abbiano studiato diritto, magari nemmeno alle superiori, peccato.

Peccato un par di ciufoli. Perchè studiare diritto, masticare il giuridichese non è mica un vanto. Ti credi figo, poi realizzi che quegli studi ti hanno rovinato. Che saper comporre periodi carpiati non è del tutto un sinonimo di cultura.

Che correggere il vigile urbano che ti dice che ti deve proprio fare la multa dicendogli “eheh, suvvia, non è una multa, è una CONTRAVVENZIONE” forse non è la cosa migliore. Cazzo.

Ma non divaghiamo.

Al che, il comune cittadino cede, e dice “vabbè, sono favorevole al nucleare, voto SI”  oppure “sono contrario, voto NO”. Tagliamo corto.

ERRORE!

Infatti, se sei favorevole al nucleare devi votare NO, se sei contrario, devi votare SI.

Infatti il testo, in breve e semplicemente, ti chiede “Volete abrogare (cancellare) quelle leggi che, a vario titolo, permettono di costruire centrali nucleari in Italia?”

Chiaro che se vuoi che venga cancellata una legge che permette la costruzione di centrali nucleari -e sei quindi contrario al nucleare-, allora dovrai votare SI. Se invece non vuoi che tale legge venga cancellata, devi votare NO.

Se sei favorevole al nucleare, tieni ben presente una cosa: questo referendum sarà valido solo se vi parteciperanno il 50% degli elettori italiani, più uno. In sostanza, anche se ci fossero (poniamo) 20 milioni di SI, e nessun NO, ma il numero minimo di votanti richiesto fosse 30 milioni, quel SI non varrebbe nulla: il referendum sarà come se non fosse mai esistito. Quindi la legge che consente la costruzione di centrali nucleari in Italia resterà intoccata.

Valuta tu, quindi, l’opportunità di andare a votare o meno. Perchè (semplifichiamo) se ci fosse bisogno di 11 voti per la validità del referendum, e ce ne fossero già 10 contrari al nucleare, se tu andassi a votare a favore faresti raggiungere il numero magico, gli 11 voti necessari, rendendo valido il referendum e facendo vincere i contrari per 10 voti contro 1. E se non fossi andato, semplicemente, i favorevoli avrebbero vinto.

Tradotto? I favorevoli al nucleare “vincono” sia nel caso di maggioranza di NO, sia nel caso di invalidità del referendum.

E’ un meccanismo contorto, è un testo referendario contorto. Per questo ho scritto il pezzo, nella speranza di esserti d’aiuto.

E pensare che i quesiti referendari sono più di uno: se per leggere il solo quesito sul nucleare ci si mette una settimana -senza capirci una fava-, per leggere e votare TUTTO bisogna portare coperte e panini. E la tenda della Decathlon.

Perchè? Vedi, il testo sul nucleare è solo il terzo su quattro quesiti referendari totali.

Il primo: Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

“Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?”

Il secondo: Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”

Il terzo è il caso più devastante, il pippotto sul nucleare di cui ho parlato prima.

Il quarto: Legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale.

“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”?”

Poi di dicono la storiella del cazzo, che il referendum è strumento di democrazia diretta, è potere nelle mani del popolo.

Sempre che il popolo abbia 8 ore da perdere per capire in prima persona cosa sta votando (escludiamo quindi quelli che votano sulla base dei “suggerimenti” che i vari politici sbraitano in TV).

E che, magari, abbia una laurea in Legge. Allora sì è democrazia diretta.

E comunque, quella del vigile è una CONTRAVVENZIONE.

Oh, lah.

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