Il Calabrescia pensiero

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Tu, tu che leggi. Dimmi la verità. Sei una di quelle persone un pò patetiche che ultimamente si stanno dando anima e corpo alla lotta “contro la mercificazione del corpo della donna”? Sei una di quelle persone che partecipano a centinaia di manifestazioni al grido di “se non ora, quando???”? Sei una di quelle persone che negli anni ’70 gridavano come scimmie urlatrici che la Chiesa era un’organizzazione repressiva, rivendicando (con tanto di forma stilizzata di una vulva riprodotta con le mani) il tuo diritto a scopare, abortire, divorziare, vestire in modo provocante, (“IO SONO MIA!!!”) salvo convertirti -quarant’anni dopo, forse per una vecchiaia che t’impedisce la zoccolaggine di un tempo- a una filosofia bacchettona dove ogni ragazza che abbia una vita sessuale spregiudicata o un abbigliamento succinto -magari in TV, orrore!!!- diventa automaticamente una puttanella ignorantona schiava di una società corrotta?

Sei una persona di questo genere?

Guarda il breve spot pubblicitario che segue, riguardo a un popolare programma statunitense. Forse ti aiuterà a capire la differenza tra sfruttamento patologico del corpo (corpo altrui, si intende) e sfruttamento furbesco e volontario delle proprie grazie di pulzelle avvenenti e provocanti.

Forse.

Ma è anche vero che non devi capire proprio nulla: sono certo che già condividi il mio pensiero. Perchè non è di pensiero e di princìpi che si tratta. Si tratta di lotta politica senza quartiere, che sfrutta qualsiasi argomento sul quale si possa polemizzare.

Le prove che si tratta di semplicissima presa di posizione politica? Ne parliamo dopo il video su Little Miss America.

Personalmente, dopo al visione di queste bimbe portate inconsapevolmente allo sculettamento da genitori lobotomizzati, consiglierei l’assunzione di massicce dosi di Valium: quanto seguirà sarà ancora più fastidioso.

Perchè vedrete un filmato nel quale emerge chiaramente come, per certe persone, il corpo della donna non sia violato in situazioni quali lo sfruttamento della prostituzione (minorile e non), né quando vi siano odiosi (e talvolta sanguinosi) maltrattamenti in famiglia. Macchè.

La signora intervistata (Lorella Zanardo) si lancia in una ardita ricostruzione della peggior tortura alla quale possono essere sottoposte le donne nel XXI secolo. FARE LA VELINA.

Partono le dichiarazioni: lo stare in ginocchio (posizione sovente adottata dalle veline a fine stacchetto) diventa un becero e crudele strumento di tortura. Le parole precise della Zanardo sono:

“Alziamoci tutti e facciamolo (inginocchiarsi nella stessa posizione delle veline, n.d.r.). Quindici secondi, venti… basta, mi fa male la coscia! Ah! E quindi da ventitré anni, tutte le sere, otto milioni di persone che lo guardano, le veline stanno in una posizione che fa malissimo! Perché? Ah, perché così la telecamera può inquadrare sotto la gonna…”

Cacchio, ha ragione. E’ una tortura allucinante. Dieci, venti secondi su un ginocchio, a un’età in cui l’artrite la fa da padrona. Come si può concepire una zozzeria simile? E poi le oscene inquadrature sotto le gonne: tutti noi ne siamo testimoni, chi di noi non guarda Striscia per risparmiare sulla pay per view a luci rosse?

Il filmato continua, e la Nostra rivela alla Barolo, che la intervista:

“Tu vieni usata dagli autori!”

Giusto. Elena Barolo, per diventare velina, non ha sgomitato con altre centinaia di ragazze. E’ stata presa a viva forza ed è stata soggiogata dalla volontà di perversi autori che la sfruttano come un animale. Speriamo le concedano un osso e una ciotola d’acqua. Anche calda, purché sia.

Ma ecco la rivelazione, la riconferma di quanto dicevo sopra

“Io non ce l’ho con te, Elena, ma con Ricci tanto! Con te non ce l’ho, te lo giuro, ma col tuo padrone tanto.”

Ah ecco. E’ una questione personale nei confronti di Ricci e “del padrone”, quando solitamente viene così definito Silvio Berlusconi. Peccato che la parola “padrone” si usi o nei confronti delle bestie, o nei confronti degli schiavi. Delicatezza a vagonate.

Ora gustati il servizio. Te lo linko, devi cliccare su “Velina di Montecristo”.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pansa la Zanardo di un’operaia tessile. Perchè se ballicchiare e inginocchiarsi per un totale di settanta secondi al giorno -con stipendi lauti- comporta un degrado umano sia intellettuale che sociale (eh, sono stupidine e schiavette) chissà cosa comporta lavorare otto ore al giorno per trenta, quarant’anni affaticandosi gli occhi, logorandosi mani e spirito per pochi denari.

Chissà che degrado, per la Zanardo, lavorare in acciaieria. Chissà che orrore zappare la terra.

Chissà.

LE VELINE SECONDO LORELLA ZANARDO

Lo sfruttamento della donna, il suo essere sminuita, l’essere sottomessa.

Sono situazioni che tutt’oggi esistono, purtroppo. Ma credo che ci si debba (magari sbaglio!) regolare su quali siano i parametri per definire cosa sia “sfruttamento”.

Senza voler far polemiche, avrai notato come questa “passione” per i diritti delle donne si sia rinvigorita dopo lo scoppio del caso Ruby. E il Presidente che va a puttane, e le donne che fanno le puttane, e via di questo passo, una valanga che ha preso dentro tutti. Tutti ad accusarsi e ad accusare di “sfruttare” il corpo della donna.

“Anche tu sei colpevole, sul tuo giornale appare spesso un culo di donna per pubblicizzare i jeans!”

“No, colpa tua, che ogni sera fai ballare due ragazze seminude nel tuo programma!”

“Non è vero, colpa tua che metti sempre un’inserzione con ammiccante figliola per pubblicizzare il push-up che ti ingrandisce le zizze senza la necessità di farsi operare”

Ma signori, diamoci una cazzo di regolata.

Rendiamoci conto che lo sfruttamento è altro. Lo sfruttamento non è quando una ragazza 25enne viene pagata attorno ai 2mila euro per farsi fotografare le proprie sode e grandi tette nude.

Sfruttamento non è prendere una barconata di soldi per ballare meno di 3 minuti a serata.

Sfruttamento non è essere elette in Parlamento per il solo merito di essere una gran bella figa.

Non è andare a ridacchiare su un palcoscenico, divertendosi per tutta una serata (magari con ampia scollatura) e prendendosi anche 250mila euro.

Questo non è sfruttamento. Questa è la libera scelta di donne che, baciate dalla fortuna di essere belle e sane, decidono di sfruttare la debolezza di noi uomini, il nostro ragionare con l’uccello, per fare in modo di poter guadagnare grandi (spropositate?) cifre al solo scotto (accettato e preventivato)  di farci vedere le loro lunghe cosce, le loro perfette e enormi tette, i loro movimenti sinuosi. Data la debolezza di noi uomini, si adeguano di conseguenza al fine di diventare dominatrici. Se non fossero dominatrici per via del loro semplice corpo, mi spiegate che senso avrebbe il metterle in mezzo ogniqualvolta ci sia un giro di soldi di svariati milioni di euro?

Per pubblicizzare il reggiseno (dai, quello della pubblicità con la tipa che si rotola nel letto, che si strizza le poppe, e che ti fa maledire il giorno che ti sei sposato quella cozza di tua moglie) potevano benissimo prendere un bell’uomo sorridente, che sorseggia una bibita, allegro, felice come una Pasqua, e fargli dire che da quando sua moglie ha comprato il reggiseno miracoloso la sua vita è cambiata, che la loro sessualità è resuscitata (ti sembrerebbe eccessivo? Ah sì? E allora secondo te i push-up per cosa li fanno? Per fare in modo che la capacità polmonare femminile sia sensibilmente ridotta a causa della compressione, o per arrapare noi uomini?) e che si sente ringiovanito.

Però mettere la strafiga (strapagata) che si rotola ammiccante fa più denaro: l’uomo magari lo regalerà alla fidanzata perchè, dai, hai visto che risultato? E la donna se lo comprerà da sola perchè, dai, hai visto che risultato?

Ecco qui, la signorina non solo ha preso una barca di soldi per rotolarsi in un letto candido, ma ha anche indotto migliaia di persone a comprare un prodotto nella vana speranza di assomigliare a lei. Io questo, porca puttana, non credo sia sfruttamento.

Per favore, basta parlare di veline, basta parlare di culi e tette, basta parlare di cosce lunghe, sode e abbronzate, e far passare il messaggio che le legittime proprietarie siano, in virtù di queste, sfruttate dalla società.

Vi ricordo che l’8 marzo si ricorda la morte, nel 1908, di 129 donne operaie, rinchiuse nella loro fabbrica per aver osato ribellarsi alle loro disumane condizioni di lavoro, e tutte decedute a causa di un incendio divampato nella stessa fabbrica. La fine del sorcio.

E io oggi devo vedere queste 129 anime associate alle decine di bellissime e sanissime ragazze strapagate per farci vedere il sederino?

NON CI STO.

Io oggi devo stare a sentire discorsi del tipo che la velina è sfruttata dalla società mentre la situazione in cui la donna musulmana viene insultata e picchiata dal marito va accettata perchè “bisogna capire e accettare le culture diverse dalla nostra” (sì, proprio così mi è stato detto)?

NON CI STO.

E tu?

Devo, prima di tutto, ringraziare una lettrice (nonchè amica) che, involontariamente, ha solleticato la mia vena sarcastica e ispirato la stesura di questo pezzo.

“Eh, la mia amica ha 20 anni, sta con uno di 40.”

“Muahahahah.”

“Che c’è?”

“Ne ho sentite di vaccate… ma una ventenne con un quarantenne…”

“E dove è il problema?”

“Che da parte di lei è assolutamente ridicolo. Da parte di lui è assolutamente da furbo!”

“Perchè ridicolo? Di questi tempi trovare un ragazzo maturo è impossibile. Noi di 20 anni dobbiam puntare almeno dai 30 in su.”

(Piccolo inciso per il mio lettore. Se così fosse, come mai un 60% delle ragazze con cui il sottoscritto è uscito, si sono defilate con un elegante “sei troppo serio, a 20 anni non voglio impegnarmi.”? Son cose più misteriose dei segreti di Fatima.)

“Capisco ancora 30 anni, ma se lui ne ha 40, andiamo, è cornuto ancora prima di iniziare! Vabbè ora, ma tra qualche anno…”

“Ma non si devono sposare per forza, si sentono da due settimane…”

“Sarà che io, se inizio qualcosa, è perchè ho la certezza di un potenziale successo. Qui la certezza, a lungo termine, è di sicura disfatta.”

“A 20 anni non puoi ragionarla così!”

“Già. Sarà per questo che molti a 20 anni fanno delle scelte del cazzo. Non solo in amore, eh!”

“Appunto. Perchè a 20 anni ti puoi permettere di fare errori, non sono irreparabili.”

“Salvo poi fare gli adolescenti depressi… comunque anche inchiodarsi le mani ad un’asse di legno con una sparachiodi, se conosci un buon fabbro, non è irreparabile. Sarebbe bello.”

E qui sono stato travolto dall’illuminazione. Ho capito. Ho capito il perchè della nascita degli emo, delle adolescenti pirla che pubblicano link idioti e depressi su face (volete un assaggio? Cercate “scemette” in facebook. Si consiglia l’assunzione preliminare di un antiemetico. Si sconsiglia la conduzione di automezzi dopo la visione. Sconsgliato a cardiopatici e donne in gravidanza.), dei “ho sofferto tanto durante la mia vita” anche quando a parlare è un ragazzo di 12 anni. Rigorosamente truccato e con la frangia.

Perchè pare che essere ragazzi, avere dai 15 ai 25 anni, sia come essere portatori sani (sani…?) di una strana forma di masochismo. “Sono giovane, in quanto giovane mi DEVO ficcare in situazioni assurde e senza via d’uscita, perchè se non lo faccio ora, quando lo faccio?”

Chiaro che io non alluda in particolare alla situazione della discussione di cui sopra con la mia amica, nemmeno troppo masochista, ma capisci che il senso è quello lì.

Non sei a posto se il sabato sera, quando hai 16 anni, non torni a casa puntualmente ubriaco sventrato, il che ti farà svomitazzare come un suino fino alla mattina dopo. Eh, non vorrai mica perderti questo piacere, se non vomiti per 10 ore di fila ORA, quando potrai farlo? Se non te ne freghi del mondo (espressione molto in voga: “io me ne frego di tutto, non mi importa un cazzo”) ora che hai 15 anni, finendo per subirne irrimediabilmente gli effetti (fortunatamente ridotti, di solito, ad una inappellabile bocciatura scolastica, dato che il “mondo” del quale il 15enne “se ne frega” è sostanzialmente quello) quando potrai iniziare a farlo? Se non scopi come un dannato ora che hai 17 anni con chiunque ti capiti a tiro (lo sappiamo benissimo che succede in particolari occasioni, laddove il rapporto umano più formale è un pompino all’ingoio) finendo irrimediabilmente per sentirti incredibilmente solo (nella migliore delle ipotesi, ovviamente, perchè non è che se scopi come un riccio automaticamente la gente ti vuole bene, o ti ama) o finendo per sentirti irrimediabilmente appestato (eh sì, sai i virus, i batteri, quei piccoli bastardi, insomma) quando potrai farlo? Se non ti metti lì a odiare e disprezzare tutto ora che hai 18 anni, quando, allora? Se non guidi ubriaco andando ai 150 orari a 19 anni, quando?

Se non ti spari in un ginocchio a 16 anni… ah no, questo può fare davvero male, non esageriamo, su. E il resto, quello no?

E’ passata una strana e perversa idea di autodistruzione, per la quale se vuoi vivere pienamente la tua giovinezza DEVI necessariamente infilarti non tanto in situazioni non appesantite dalle responsabilità tipiche di una età più matura (e questo dovrebbe voler dire essere ragazzi: essere sollevati da obblighi morali e non, che inesorabilmente si presenteranno in futuro, e nulla più) ma in situazioni completamente autodistruttive. E non intendo necessariamente “suicide”: l’autodistruzione non è solo un riferimento alla propria vita biologica, ma anche alla propria psiche. O al proprio futuro.

E di questo tutti si rendono conto, ragazzi inclusi. Che reagiscono con quelle “mode”, quei “gruppi” al cui interno si condensa tutta la tristezza (vera, o peggio, simulata) di una generazione. Non sapendo, o non intuendo, che la reazione migliore è proprio non spararsi in un ginocchio perchè, andiamo, ho 16 anni, se non lo faccio ora, quando lo farò?

A proposito. Oggi è San Valentino. Sono single. Perciò vado a rinchiudermi in camera, a piangere e tagliarmi con una lametta. Dopotutto sono single e ho 23 anni. Se non festeggio San Valentino adesso, allora quando?

Mah.


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