Il Calabrescia pensiero

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Hanno eseguito l’autopsia sul corpo della povera Yara Gambirasio. Non è degli esiti che voglio parlare, ma di una dimenticanza formale che POTREBBE portare un danno gravissimo.

Cercherò di essere breve e semplice: un’autopsia è un esame unico ed irripetibile, in quanto l’oggetto (il cadavere) è in uno stato soggetto a modificazione (fenomeni putrefattivi). Per questo motivo, quando viene eseguita, è necessario che il PM avvisi l’indagato, la persona offesa dal reato e i loro difensori del giorno e dell’ora fissati per il conferimento dell’incarico (l’esame autoptico) e della facoltà di nominare consulenti tecnici di parte. Questo è molto importante in quanto i summenzionati soggetti processuali potranno fin da quel momento aver voce nel procedimento, avere nozione dei dati medico legali attinenti al fatto di reato nonché, eventualmente, rassegnare delle osservazioni a mezzo dei propri consulenti tecnici. L’indagato può peraltro, prima del conferimento dell’incarico, formulare riserva di richiedere l’incidente probatorio. In tal caso il Pubblico Ministero dispone che non si proceda agli accertamenti, salvo che questi, se differiti, non possano essere più compiuti.

Tutto questo paperacchio di roba si traduce con: il PM, dal momento in cui ordina che venga eseguita un’autopsia, deve avvertire tutta una serie di persone (tra le quali anche l’indagato) in nome del diritto alla difesa e al contraddittorio. Se non lo fa, sono cazzi amari: gli esiti dell’esame non saranno utilizzabili nel procedimento.

Quale è stato l’errore? Mohammed Fikri, marocchino 22enne indagato e poi uscito di scena (ma il procedimento a suo carico ancora non è archiviato, quindi è formalmente ancora indagato) non è stato avvertito della procedura. Ammesso (le probabilità sono scarse) che dall’esame autoptico dovessero emergere elementi a suo carico, questi sarebbero, come detto, inutilizzabili in sede processuale. Tradotto? Se è stato lui, le prove che potrebbero emergere dall’autopsia non servirebbero a un cazzo.

Ripeto, le probabilità di conseguenze così kafkiane sono scarse: ma credo che un errore di questo genere, indipendentemente dagli effetti che provocherà, sia una macchia e una colpa gravissima per quel PM che sta attualmente lavorando per trovare un colpevole.

Non si può restare indifferenti a un episodio in cui la Magistratura debba necessariamente attaccarsi al vecchio adagio latino che recita “sperare asino cui iaculat”, meglio conosciuta con “speriamo in una botta di culo”.

Ultima cosa: il 16 gennaio, a 300 metri dal luogo dove verrà ritrovato, circa un mese dopo, il corpo di Yara, è stato trovato il corpo del giovane Eddy Castillo, 26 anni, dominicano con cittadinanza italiana, ucciso a calci e pugni. Ammazzato di botte.

Mah.

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L’hanno ritrovata, Yara Gambirasio, a tre mesi dalla sua sparizione. O meglio -agghiacciante- hanno trovato i resti del suo cadavere, uccisa da almeno sei coltellate (prima è stata torturata? Stuprata? Ancora non si sa) in avanzatissimo stato di decomposizione. Era vestita esattamente come lo era il giorno in cui si sono perse le sue tracce, il corpo abbandonato in un campo di Ponte San Pietro, paese a una decina di chilometri da Brembate, dove lei abitava.

Questo il sunto di una realtà oscena.

Ma questo non era sufficiente, bisognava che l’opinione pubblica ci mettesse del suo, non ci si può chiudere in rispettoso e religioso silenzio, non c’è una bambina di tredici anni morta ammazzata, e questo basta. No, bisogna commentare. Bisogna fare i tuttologi.

Bisogna dire puttanate.

Puttanata numero uno: diamo addosso alla Protezione Civile.

Eh sì, quegli inetti della Protezione Civile, non hanno saputo trovarla quando il suo corpo era a un tiro di schioppo da casa sua. Brutti ignoranti.

Ma vi rendete conto della bestialità? Dove cazzo eravate voi, quando queste persone se ne stavano, per tre mesi, al freddo, col nevischio, a setacciare aree sempre maggiori, utilizzando anche cani svizzeri dall’olfatto incredibilmente sensibile, tecnologie avanzatissime, tutti i mezzi possibili e immaginabili, finanziamenti propri, visto che i fondi statali non bastano mai? Dove? Voi eravate nelle vostre case. Non è una colpa, per carità. Non è che se sparisce una bambina si debbano attivare 60 milioni di persone. Voi, com’era giusto che fosse, eravate a casa, sgomenti come me, toccati nella vostra umanità per il mistero che si stringeva attorno a una ragazzina di tredici anni.

Ma eravate a casa. Loro erano là. Loro camminavano giorno e notte, in mezzo al fango. Loro si facevano il culo anche senza avere nulla in cambio. “Volontari” si chiamano, magari questa definizione sfugge ai benpensanti che li accusano di inettitudine.

E mentre eravate a casa, coi vostri figli, le mogli, i mariti, il Natale, il Capodanno, le feste da organizzare, le vacanze -magari- questi setacciavano e cercavano. Forse sarete stati bravissimi a programmare i vostri fine settimana a Cortina, di certo non siete bravissimi ad analizzare obiettivamente una situazione: quando una persona viene rapita, esistono automobili. Esistono furgoni. Esistono tutta una serie di mezzi con cui ci si può spostare in maniera veloce ed efficiente. Se uno viene rapito a Brescia, nel giro di quattro ore può trovarsi (usando una macchina, non il teletrasporto) tranquillamente in territorio austriaco. Il che complica, ogni volta, in maniera drammatica le ricerche e le probabilità di trovare lo scomparso: il territorio da scandagliare diventa in un lampo incredibilmente vasto.

Era a dieci chilometri da casa, dite. Bene, e loro come potevano saperlo? Hanno cercato dappertutto, dicono anche di aver  controllato questo campo di Ponte San Pietro, senza trovare nulla. Quando si cerca una persona, e si impiegano i mezzi che sono stati impiegati, non si può pretendere che gli inquirenti e i volontari dispongano anche di una cazzo di sfera di cristallo: non ce l’hanno. Ci mettono anima, corpo, soldi, mezzi. Ma la cazzo di sfera, quella purtroppo non c’è.

Queste persone suppongo stiano, ognuna di esse, vivendo una grandissima frustrazione personale, un grandissimo lutto interiore: quando cerchi uno scomparso e ti metti in gioco, quando ti fotti il periodo natalizio VOLONTARIAMENTE per dare la tua opera al prossimo, e scopri che la tua opera non è servita a nulla perchè quella persona è stata ammazzata senza pietà, allora stai già sufficientemente male. Anche senza qualche migliaio di coglioni che, dalla loro poltrona, col telecomando e la TV in HD ti dicono, sorseggiando caffè

“Potevi fare meglio, incompetente.”

Puttanata numero due: pena di morte per il colpevole.

Certo. Tu ammazzi, io ti ammazzo. Bella stronzata. Bel modo di dare un senso di giustizia. Il taglione, signori. La società diventa una massa di scimmie urlanti armate di clava. Tutti pronti ad accoppare il colpevole, tutti pronti a prenderlo, chiedergli “sei stato tu?” e a risposta affermativa sbatterlo in galera, buttare le chiavi nel cesso, senza sentir ragioni.

Ragioni che, come dice una mia cara amica in una discussione avuta nella mia pagina Facebook (amica e collega studentessa di Giurisprudenza dalla fine umanità e grande preparazione) non devono MAI servire a giustificare, non servono a dire “poverino, ha ammazzato una bimba tredicenne, ma perdoniamolo.”

Servono perchè (come lei osserva) dobbiamo renderci conto che “l’orco” non è una persona strana, dalla faccia cattiva, che vive in una casa sperduta sui monti e viene in città una volta ogni dieci anni per ammazzare e stuprare bambine. L’orco, caro lettore, può anche essere vicino a te. L’orco, se solo ci si documenta, ci si rende conto che la maggior parte delle volte in cui si parla di fatti di sangue, appartiene alla famiglia della vittima. E’ il papà, la mamma, il figlio.

NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI.

Quindi non è intelligente, non è degno di esseri che vantano due “sapiens” il ritenere che, abbattuto l’orco, rinchiuso per sempre nelle stanze più segrete di una prigione, allora non farà più male. Perchè ci saranno, così facendo, tanti altri orchi che non potranno essere fermati in anticipo, ci saranno tante Franzoni, tanti Schepp, tanti altri figli che ammazzano i genitori.

E noi ci limiteremmo a prenderli tutti, uno alla volta, ammazzandoli con la legge del taglione invocata dalle folle scimmiesche, o sbattendoli in carcere a vita. Ci limiteremmo ad agire in conseguenza di azioni ormai irrimediabili e oscene. Perchè tu puoi ammazzare un assassino, ma puoi ridare la vita alla sua vittima? Puoi fustigare e sbattere in carcere vita natural durante uno stupratore, ma puoi ridare la serenità psicologica alla sua vittima? No.

Queste persone vanno prese, punite, ma prima di tutto ascoltate e studiate. Non per compatirle o giustificarle. Ma per capire il perchè del loro gesto osceno. Solo così, dopo aver ascoltato, studiato, capito, decine e decine di persone colpevoli delle più atroci porcate potremo (soprattutto chi di noi vorrà impegnarsi attivamente nel campo della Giustizia) fare in modo non solo di punire assicurando alla giustizia, ma, forti di queste conoscenze, PREVENIRE certe situazioni irreparabili.

I medici che visitavano Schepp, se avessero avuto un briciolo in più di competenza scientifica, criminologica, non avrebbero forse potuto prevenire il fatto che si suicidasse facendo sparire le sue due bambine? Questa domanda ve la pongo. Voi pensate a tenti altri casi di cronaca nera, e fatevi la domanda:

SE LA SCIENZA E LA GIUSTIZIA AVESSERO CONOSCIUTO LE CAUSE, IL PERCHE’ SI TENDE A FAR DEL MALE E NON SI LIMITASSERO A PUNIRE, QUEL CASO DI CRONACA NERA SI SAREBBE POTUTO EVITARE?

Ex fidanzati che ammazzano le loro passate amanti. Padri che ammazzano i figli. Figli che ammazzano i genitori. Madri che soffocano i bimbi.

Persone che accoltellano bambine di tredici anni.

Cosa gira nelle loro teste? Cosa dobbiamo sapere, affinchè certe cose si possano, voglia Dio, prevenire?

Questo è quello che penso. E aggiungo, forse con troppa superbia: la smettano i signori, dalle loro poltrone e dai loro televisori ad alta definizione, di sparare puttanate.

Alla mia amica: usi da sempre uno pseudonimo, qui in rete, per questo motivo non ho citato nè il tuo vero nome, nè lo pseudonimo stesso. Temevo di metterti in difficoltà, sapessi quanti messaggi positivi mi arrivano, in posta privata, ma anche quanti messaggi volgari e offensivi a causa delle idee espresse in questo blog! Sappi solo che ti stimo, umanamente e… “professionalmente”, e ti voglio un gran bene. Questo pezzo (che magari non apprezzerai!) è nato anche e soprattutto grazie alle tue osservazioni.


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